Il Posto Più Bello Del Mondo - di Idilia Copertino
Nicola era un sognatore: sognava di notte con gli occhi chiusi e sognava di giorno con gli occhi aperti.
Immaginava terre lontane non ancora esplorate, pietanze esotiche non ancora assaggiate, lingue straniere non ancora ascoltate e fragranze misteriose non ancora odorate.
Sognava di volare in alto nel cielo e di nuotare nel più profondo dei mari, sognava di guidare le macchine più veloci e di viaggiare sui treni più lunghi.
Voleva conoscere più di ciò che aveva e voleva avere più di ciò che conosceva.
La vecchia casa in cui viveva con Ma’, Pa’, Nonno e Nonnina non era abbastanza moderna, il piccolo orto dove ogni giorno andava a raccogliere i pomodori non era abbastanza grande, il fedele trattore che dal lunedì al sabato lo portava attraverso i campi arati fino in paese per andare a scuola non era abbastanza veloce, e l’intero paese che giaceva soleggiato e pigro su quelle colline brulle e argillose non era abbastanza interessante.
Allora Nicola passava ogni momento libero a leggere l’unico libro che possedeva: L’ Atlante Moderno Del Mondo Conosciuto.
“L’atlante Moderno Del Mondo Conosciuto” era un enorme tomo logorato dal tempo e dall’uso, che di moderno aveva solo il titolo, e anche quello, a dire la verità, era ormai praticamente invisibile.
All’interno però era pieno di mondi segreti e affascinanti: ogni pagina raccontava di posti straordinari, di genti nuove e di avventure incredibili che aspettavano solo di essere vissute!
Nicola esaminava ogni mappa per ore e a volte per giorni interi, osservando intensamente ogni linea, ogni ombra ed ogni colore e studiando i nomi dei fiumi, dei laghi e dei monti finché non li sapeva tutti a memoria.
E quando aveva imparato tutto ciò che c’era da imparare su quell'angolo di mondo, i monti, i mari e le piane si popolavano di personaggi straordinari e delle loro appassionanti vicende. Quante persone ed animali interessanti aveva incontrato guardando quelle pagine sbiadite!
Una volta, tra i fiordi della Groenlandia, si era imbattuto in un branco di Orsughi, delle bestie grandi come una casa, con una pelliccia fittissima dal colore cangiante dal bianco al marrone che permetteva loro di mimetizzarsi perfettamente con l’ambiente in tutte le stagioni, e dotate di un guscio fortissimo e quasi trasparente che li proteggeva dai nemici. Aveva avuto l’onore di marciare con Svikketryd, il capo degli Orsughi in carne e guscio, e insieme avevano nuotato nelle freddissime acque di Kekertarmiut e avevano scalato la vetta ghiacciata di Gunnbjørnfjeld per la cerimonia di incoronazione.
Un’altra volta si era ritrovato nel mezzo di una battaglia all’ultimo sangue tra pirati per la baia Fortuna nella Georgia del Sud. In realtà c’era ben poco per cui combattere in quel posto desolato, ma i pirati, si sa, sono superstiziosi e volevano Fortuna a tutti i costi!
Purtroppo Ma’ era solita interrompere le sue rocambolesche avventure sul più bello con le richieste più mondane:
“Nico’ mi servono i pomodori!”
I pomodori!? Ma se era appena giunto alle rive del Titikaka! Aveva già un piede nella canoa!
“Veloce che sto facendo il sugo! E portami anche un po’ di basilico.”
Così, ogni volta, doveva abbandonare a malincuore le sue avventure per andare a raccogliere gli ingredienti per la ricetta del giorno.
Ad essere sinceri ogni tanto qualcosa di interessante succedeva anche nell’orto: una volta aveva visto due serpenti neri neri, Nonno li chiamava “guardapassi”, che danzavano e si attorcigliavano tra di loro, un’altra volta aveva riso a crepapelle a vedere Nonnina che cercava di cacciare una volpe che rubava le uova dal pollaio! I pulcini dal canto loro erano proprio buffi e poi c’erano sempre i grilli da inseguire e le api dalle quali scappare... ma niente a che vedere con le creature meravigliose, le cascate, le foreste e le persone importanti che aveva incontrato nei suoi viaggi!
Portare gli ingredienti a Ma’ aveva anche qualche vantaggio però: mentre lei lavava, tagliava e cucinava con amore quegli ingredienti “freschi freschi”, come li definiva sempre lei, Nicola le raccontava le sue ultime scorribande nei minimi dettagli.
Ma’ ascoltava in silenzio, sorrideva e annuiva mentre il sugo cuoceva lentamente nel vecchio tegame di terracotta riscaldato dalle fiamme del focolare.
E così il tempo scorreva lieve su quelle colline brulle e argillose, tra avventure fantastiche vissute nelle pagine di un atlante sbiadito e la dolcissima quotidianità della vita in quella vecchia casetta con Ma’, Pa’, Nonno e Nonnina.
Sono passati molti anni da quei giorni spensierati, e Nicola ha girato davvero il mondo intero: ha visitato Paesi inesplorati, ha viaggiato su treni lunghissimi e aeroplani velocissimi, ha incontrato popoli esotici e parlato lingue straniere, ha mangiato cibi straordinari dai sapori più inaspettati e ha odorato i profumi sublimi di piante e spezie uniche al mondo.
Il suo profumo preferito però è ancora il profumo del basilico appena raccolto e il suo cibo preferito rimane la pasta al pomodoro “fresco fresco” che Ma’ faceva tutti i giorni e che ‘mprofumava tutta la casa, come diceva Pa’.
E ora che il mondo l’ha visto tutto, può dire con orgoglio che il posto più bello di tutti è sempre stato quella vecchia casetta con il piccolo orto dove ha imparato a vivere, e dove adesso insegna ai suoi figli a sognare.
Immaginava terre lontane non ancora esplorate, pietanze esotiche non ancora assaggiate, lingue straniere non ancora ascoltate e fragranze misteriose non ancora odorate.
Sognava di volare in alto nel cielo e di nuotare nel più profondo dei mari, sognava di guidare le macchine più veloci e di viaggiare sui treni più lunghi.
Voleva conoscere più di ciò che aveva e voleva avere più di ciò che conosceva.
La vecchia casa in cui viveva con Ma’, Pa’, Nonno e Nonnina non era abbastanza moderna, il piccolo orto dove ogni giorno andava a raccogliere i pomodori non era abbastanza grande, il fedele trattore che dal lunedì al sabato lo portava attraverso i campi arati fino in paese per andare a scuola non era abbastanza veloce, e l’intero paese che giaceva soleggiato e pigro su quelle colline brulle e argillose non era abbastanza interessante.
Allora Nicola passava ogni momento libero a leggere l’unico libro che possedeva: L’ Atlante Moderno Del Mondo Conosciuto.
“L’atlante Moderno Del Mondo Conosciuto” era un enorme tomo logorato dal tempo e dall’uso, che di moderno aveva solo il titolo, e anche quello, a dire la verità, era ormai praticamente invisibile.
All’interno però era pieno di mondi segreti e affascinanti: ogni pagina raccontava di posti straordinari, di genti nuove e di avventure incredibili che aspettavano solo di essere vissute!
Nicola esaminava ogni mappa per ore e a volte per giorni interi, osservando intensamente ogni linea, ogni ombra ed ogni colore e studiando i nomi dei fiumi, dei laghi e dei monti finché non li sapeva tutti a memoria.
E quando aveva imparato tutto ciò che c’era da imparare su quell'angolo di mondo, i monti, i mari e le piane si popolavano di personaggi straordinari e delle loro appassionanti vicende. Quante persone ed animali interessanti aveva incontrato guardando quelle pagine sbiadite!
Una volta, tra i fiordi della Groenlandia, si era imbattuto in un branco di Orsughi, delle bestie grandi come una casa, con una pelliccia fittissima dal colore cangiante dal bianco al marrone che permetteva loro di mimetizzarsi perfettamente con l’ambiente in tutte le stagioni, e dotate di un guscio fortissimo e quasi trasparente che li proteggeva dai nemici. Aveva avuto l’onore di marciare con Svikketryd, il capo degli Orsughi in carne e guscio, e insieme avevano nuotato nelle freddissime acque di Kekertarmiut e avevano scalato la vetta ghiacciata di Gunnbjørnfjeld per la cerimonia di incoronazione.
Un’altra volta si era ritrovato nel mezzo di una battaglia all’ultimo sangue tra pirati per la baia Fortuna nella Georgia del Sud. In realtà c’era ben poco per cui combattere in quel posto desolato, ma i pirati, si sa, sono superstiziosi e volevano Fortuna a tutti i costi!
Purtroppo Ma’ era solita interrompere le sue rocambolesche avventure sul più bello con le richieste più mondane:
“Nico’ mi servono i pomodori!”
I pomodori!? Ma se era appena giunto alle rive del Titikaka! Aveva già un piede nella canoa!
“Veloce che sto facendo il sugo! E portami anche un po’ di basilico.”
Così, ogni volta, doveva abbandonare a malincuore le sue avventure per andare a raccogliere gli ingredienti per la ricetta del giorno.
Ad essere sinceri ogni tanto qualcosa di interessante succedeva anche nell’orto: una volta aveva visto due serpenti neri neri, Nonno li chiamava “guardapassi”, che danzavano e si attorcigliavano tra di loro, un’altra volta aveva riso a crepapelle a vedere Nonnina che cercava di cacciare una volpe che rubava le uova dal pollaio! I pulcini dal canto loro erano proprio buffi e poi c’erano sempre i grilli da inseguire e le api dalle quali scappare... ma niente a che vedere con le creature meravigliose, le cascate, le foreste e le persone importanti che aveva incontrato nei suoi viaggi!
Portare gli ingredienti a Ma’ aveva anche qualche vantaggio però: mentre lei lavava, tagliava e cucinava con amore quegli ingredienti “freschi freschi”, come li definiva sempre lei, Nicola le raccontava le sue ultime scorribande nei minimi dettagli.
Ma’ ascoltava in silenzio, sorrideva e annuiva mentre il sugo cuoceva lentamente nel vecchio tegame di terracotta riscaldato dalle fiamme del focolare.
E così il tempo scorreva lieve su quelle colline brulle e argillose, tra avventure fantastiche vissute nelle pagine di un atlante sbiadito e la dolcissima quotidianità della vita in quella vecchia casetta con Ma’, Pa’, Nonno e Nonnina.
Sono passati molti anni da quei giorni spensierati, e Nicola ha girato davvero il mondo intero: ha visitato Paesi inesplorati, ha viaggiato su treni lunghissimi e aeroplani velocissimi, ha incontrato popoli esotici e parlato lingue straniere, ha mangiato cibi straordinari dai sapori più inaspettati e ha odorato i profumi sublimi di piante e spezie uniche al mondo.
Il suo profumo preferito però è ancora il profumo del basilico appena raccolto e il suo cibo preferito rimane la pasta al pomodoro “fresco fresco” che Ma’ faceva tutti i giorni e che ‘mprofumava tutta la casa, come diceva Pa’.
E ora che il mondo l’ha visto tutto, può dire con orgoglio che il posto più bello di tutti è sempre stato quella vecchia casetta con il piccolo orto dove ha imparato a vivere, e dove adesso insegna ai suoi figli a sognare.
P.S. I posti della storia sono tutti posti veri! Provate a cercarli su Google Maps ;)